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Se fino a mezzo secolo fa “sostenibilità” era essenzialmente una parola al confine tra la fisica e l’economia, dal 1960 – ovvero da quando il filosofo e alpinista norvegese Arne Dekke Eide Næss per la prima volta ha utilizzato il vocabolo ecosofia –  la “sostenibilità” oggi è a pieno titolo entrata nel pensiero filosofico dopo che filosofi come il francese Félix Guattari, che aveva proposto nell’opera “Le tre ecologie” la sua idea di ecologia ambientale, sociale e mentale, o Edgar Morin che ci aveva fatto avvicinare alla filosofia della scienza e conseguentemente alle implicazioni filosofiche delle scoperte scientifiche, si erano espressi a sostegno di un problema la cui soluzione non era interesse solamente degli studiosi ma dell'intero pianeta.

Sostenibilità quindi come caratteristica irrinunciabile (e dovuta) di un processo che dovrà esser mantenuto nel tempo, senza perdere in qualità.

Næss, piuttosto che Morin o Guattari sono stati insomma quei pensatori che, seppur in anni passati, hanno anticipato l’attualità di comportamenti in cui dalla sostenibilità sociale e ambientale gli scenari odierni e futuri non possono più prescindere, soprattutto dopo che la pandemia ci ha imposto una trasformazione cognitiva e conseguentemente di comportamenti.

Nell’ottobre 2020, papa Francesco, ricordando che l’ecologia integrale porta a una nuova economia, aggiunse infatti che il Suo era «un invito a una visione integrale della vita, a partire dalla convinzione che tutto nel mondo è connesso e che, come ci ha ricordato la pandemia, siamo interdipendenti gli uni dagli altri, e anche dipendenti dalla nostra madre terra».

Ecco allora la sostenibilità letta come un comportamento che coinvolge – anzi, che deve guidare – chi consuma, chi produce e chi smaltisce, assunta da ciascuno di noi come un atto di responsabilità che per tutti comporta impegno, quindi sacrificio e rinunce, ma dal quale non ci si deve distrarre.

Una responsabilità che si esprime nel non esser pubblicamente e personalmente individualisti partendo dalle cose semplici, di tutti i giorni: ovvero smaltire correttamente i rifiuti domestici, comprendere che la plastica se non è smaltita ma buttata non ‘muore’ mai, che l'energia va usata e non sprecata, che le acque vanno depurate, le strade pulite, i giardini curati, i trasporti - quando si può - condivisi.

Concetti semplici per un problema complesso. Che tuttavia diventa semplice se ciascuno di noi fa sua nella vita di tutti i giorni la parola sostenibilità.

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