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Congelata la cessione degli asset di Garda Uno – L’assemblea: «Con Acque Bresciane i nostri utenti rischiano di pagare in bolletta inadempienze altrui» – L’ingresso di Garda Uno nel gestore unico del servizio idrico integrato Acque Bresciane è stato bloccato dall’assemblea dei Comuni soci.

Per i sindaci del Garda, le «Acque bresciane» non sono ancora…potabili.

Al termine di una seduta fiume l’assemble dei soci ha espresso parere negativo all’ingresso di Garda Uno nel gestore unico che sarà chiamato in futuro a prendersi cura del ciclo idrico di tutto il territorio provinciale.

La posizione degli amministratori del comprensorio benacense è chiara: non vogliono farsi carico – finanziariamente parlando – dei ritardi accumulati da altre zone bresciane nell’adeguamento di acquedotti e depuratori.

«A livello pratico – spiega Luigi Bertoldi nella duplice veste di assessore di Tignale e vice presidente del Consorzio turistico Lago di Garda Lombardia -, si va avanti come prima lasciando in ogni caso aperta la porta fino alla fine dell’anno per eventuali nuovi approfondimenti».

L’assemblea dopo il voto che a maggioranza ha bocciato il conferimento del ramo d’azienda, ha dato mandato alla dirigenza della multiutility di Padenghe di continuare a trattare con i potenziali partner per trovare una soluzione condivisa.

NONOSTANTE le resistenze e lo scetticismo manifestato dai comitati contro la privatizzazione dell’acqua, la nascita della nuova società mista pubblico-privata, creata dalla Provincia, dovrebbe consentire di evitare le infrazioni comunitarie investendo in acquedotti e depuratori. Investimenti, per inciso, che riguardano solo in minima parte l’area gardesana: solo Tremosine e Lonato hanno necessità di mettersi con la depurazione al passo delle prescrizioni europee.

Una sperequazione ritenuta inaccettabile dai sindaci dell’area del Garda.

«Per come è stato definito l’ingresso di Garda Uno in Acque Bresciane – hanno rimarcato la maggioranza di amministratori nel corso dell’assemblea -, il comprensorio rischia una diminuzione dei servizi e un incremento delle tariffe di acqua e depurazione per coprire i corposi investimenti previsti nella Bassa e nell’Ovest bresciano».

AL MOMENTO il segmento pubblico di Acque Bresciane aggrega quattro partecipate: Garda Uno con una quota di capitale sociale di 30 mila euro al pari di AOB2 – gestore idrico per l’ovest bresciano -, Sir che rappresenta la Valcamonica e Sirmione Servizi, entrambe con 10 mila euro. Ventimila euro è invece la quota di capitale sottoscritta dalla Provincia di Brescia.

Nel 2018 verrà effettuata una gara europea per aprire al privato, che potrà acquisire una quota compresa tra un minimo del 40 per cento e un massimo del 49 (gli enti pubblici conserveranno almeno il 51 per cento della società), con un comitato di garanzia a dare gli indirizzi operativi strategici.

Ma a questo punto, se non verrano modificati i patti di sindacato sottoscritti un anno e mezzo fa, Garda Uno potrebbe smarcarsi rendendo «zoppa» l’operazione.

Luciano Scarpetta

Fonte: bresciaoggi.it

Data di pubblicazione: Domenica 23 Aprile 2017

Copertina: Da news originale

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