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Brescia Oggi: Per Garda Uno il business del futuro è «carico» di energia

La nascita di «Acque bresciane» spinge a investire su altri settori – SALÒ. La relazione in Consiglio comunale.

Quale sarà il futuro del Garda Uno dopo la costituzione di Acque Bresciane, la nuova società per la gestione del servizio idrico dell’intera provincia, e nella quale la società del lago è entrata con una quota di 30 mila euro?

A SPIEGARLO ai consiglieri comunali di Salò è stato in audizione il presidente di Garda Uno, Mario Bocchio, ex sindaco di Lonato:

«Noi proseguiremo con la raccolta dei rifiuti, settore per il quale abbiamo un portafoglio di 200 milioni di euro, anche se in futuro andremo verso la creazione di un ambito territoriale, come successo per l’acqua – ha spiegato Mario Bocchio -.

Sull’energia siamo coinvolti nell’operazione centrali idroelettriche.

Poi il discorso della manutenzione degli impianti elettrici, e dell’impegno nei servizi cimiteriali, con l’ingresso di Calcinato, Leno, Gottolengo.

Non stiamo con le mani in mano».

E sul futuro di Acque Bresciane? «Per ora ha la sede in una stanzetta a Palazzo Broletto, a Brescia, sede della Provincia. Entro il 30 settembre contiamo di avere le perizie sulle valutazioni patrimoniali di tutte le aziende che l’hanno creata.Per il 31 ottobre verranno ridefinite le quote, e firmati i patti parasociali.

Garda Uno ha ottenuto di poter incidere nell’approvazione delle delibere che, indipendentemente dalla quota di capitale, senza il suo voto favorevole non passano».

Entro il dicembre 2018 verrà effettuata una gara europea per aprire al privato, che potrà acquisire una quota compresa tra un minimo del 40 per cento e un massimo del 49 (gli enti pubblici conserveranno almeno il 51 per cento).

Un Comitato di garanzia, composto dai sindaci, avrà compiti rilevanti: darà gli indirizzi operativi strategici, proporrà i nomi dei consiglieri e il budget.

E sul depuratore? «Il concetto ormai acquisito – osserva Bocchio – è che lo scarico dei materiali depurati deve avvenire in un fiume, come succede a Peschiera col Mincio, per non avere, nel lago, problemi legati all’aumento di fosforo.

A mio giudizio i 220 milioni di euro richiesti per il nuovo impianto sono poco o nulla. Considerato che i lavori durerebbero almeno otto, nove anni, si tratterebbe di circa 24 milioni all’anno». Il presidente ha accennato alla vetustà delle tubature sul fondo del lago, e alla necessità di tutelarsi da eventuali rotture ma anche da atti di sabotaggio.

Sergio Zanca

Fonte: bresciaoggi.it

Data di pubblicazione: Mercoledi 03 Agosto 2016

Copertina: da news originale

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