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Brescia Oggi: Il maxi depuratore del Garda è in cerca di un approdo sicuro

Nuova missione a Roma per rastrellare altre risorse – Appello all’unità ai Comuni di Mariastella Gelmini – Ma sullo sfondo resta il complesso nodo logistico.

IL PROGETTO. Dopo lo stanziamento del Cipe di 132 milioni bisogna arrivare a quota 220.

Il progetto del nuovo depuratore del Garda torna a Roma. Mercoledì 8 febbraio una delegazione guidata da Aventino Frau, presidente onorario delegato della Comunità del Garda, Giovanni Peretti presidente di Ats Garda Ambiente e gli assessori all’ambiente di Regione Lombardia, Veneto e Provincia autonoma di Trento, Claudia Maria Terzi, Gianpaolo Bottacin e Mauro Gilmozzi, sono stati convocati a Roma dal direttore generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del ministro dell’Ambiente, Gaia Checcucci.

OGGETTO DELL’INCONTRO, come anticipato nei giorni scorsi, il nuovo progetto di depurazione e collettazione del lago.

«Il progetto preliminare è stato valutato positivamente dal Ministero – ha commentato ieri pomeriggio la presidente della Comunità del Garda, Mariastella Gelmini in occasione dell’assemblea generale ordinaria dell’ente comprensoriale gardesano – e com’è noto, il Cipe ha già stanziato importanti risorse, ovvero 132 milioni di euro sui 220 circa complessivi dell’opera.

Proprio per questo motivo, più che del progetto e delle problematiche ancora esistenti sulla logistica del nuovo impianto di depurazione destinato a smaltire i reflui della sponda bresciana, le preoccupazioni in questa fase sono legate al reperimento delle risorse economiche necessarie alla realizzazione dell’opera.

Confido in un appuntamento decisivo – ha sottolineato Mariastella Gelmini, rivolta ai sindaci del comprensorio gardesano presenti in gran numero all’assemblea – anche se, ragionando in termini territoriali, è necessario arrivare anche ad una quota di autofinanziamento dei Comuni dell’area gardesana. Una piccola quota di contribuzione, si è ipotizzato dal 10 al 20%, che consentirebbe di non interrompere l’iter di realizzazione dell’opera».

Mario Bocchio, presidente di Garda Uno avverte che «senza una gestione unitaria del problema si rischia di perdere anche questo treno.

Noi gestori da soli non riusciamo a muovere nulla, in un’area che raggruppa 51 comuni, 4 province, tre regioni e nella quale è collocato il 40% di tutta l’acqua potabile nazionale».

In questo senso va l’appello del presidente Gelmini: «È necessario armonizzare le scelte politiche e amministrative che riguardano il territorio benacense, con un metodo operativo volto ad una comune e condivisa definizione delle linee politiche interregionali del Garda».

Luciano Scarpetta

Fonte: bresciaoggi.it

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