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La gestione del ciclo idrico bresciano presenta ancora alcuni «nodi».

Comuni «ribelli», caro-tariffe e abbattimento degli inquinanti nei pozzi. Sono i tre nodi intricati del ciclo idrico bresciano.

L’ordinanza del Tar – che in attesa di pronunciarsi nel merito ha riconosciuto al Comune di Marone il diritto di poter continuare a gestire la rete idrica – ha riacceso le speranze di altri 30 enti locali bresciani che vogliono smarcarsi dall’Ambito unico: si tratta per lo più di paesi che non hanno l’assillo di dover effettuare grandi investimenti sulle proprie reti idriche e fognarie, che hanno acqua di alta qualità e a cui il servizio garantisce un gettito importante.

Per queste ragioni ritengono iniquo l’ingresso dell’Ambito unico, che avrà come effetto un rincaro delle tariffe. Una tesi che il Tar ha riconosciuto meritevole di un approfondimento giuridico.

MA A PROPOSITO di bollette, è rientrato l’allarme relativo alla presunta stangata legata al varo del Piano di investimenti. L’impatto sarà per gli utenti di A2A del 5,5%, pari a 8 euro all’anno a fronte di una bolletta media di 145 euro a famiglia. I rincari saranno contenuti, quasi risibili, anche per i clienti di Aob2 e Garda Uno, dove la bolletta media si attesta oggi attorno ai 160 euro.

Un dazio «leggero» se paragonato a quello delle sanzioni dell’Ue per i Comuni sotto infrazione, stimato in 15-20 euro per utente. Sullo sfondo resta anche la questione Bassa con le concentrazioni anomale nelle falde di ferro, manganese e arsenico e la contaminazione da nitrati nei pozzi.

Sarà questa una delle sfide del piano di opere d’ambito che prevede interventi a Calcinato e nuovi pozzi a Chiari, Travagliato, Paderno Franciacorta. A Flero è previsto un impianto per il trattamento di solventi.

C.REB.

Fonte: bresciaoggi.it

Data di pubblicazione: Martedi 01 Novembre 2016

Copertina: da news originale

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