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Gardauno Spa

Una «spedizione» arriverà sul fondo del lago di Garda per verificare con tecnologie sofisticate la tenuta della condotta sublacuale – Garda Uno: «Tubi deteriorati» – Controlli a 200 metri di profondità con robot subacquei «intelligenti» e specialisti della Marina militare – Le riparazioni del collettore dopo l’incidente della scorsa primavera sulla sponda veronese del lago.

Missione speciale negli abissi del Garda, fino a profondità di 200 metri: robot subacquei con sensori elettronici, e forse un team di palombari della Marina militare, si immergeranno per verificare le condizioni della famigerata condotta sublacuale Maderno-Torri, il tratto più delicato e potenzialmente più pericoloso del sistema di collettori del lago, perchè è quello che trasporta i reflui fognari della sponda bresciana verso quella veronese, dove a Peschiera è il depuratore.

Garda Uno già all’inizio dell’estate aveva finanziato un primo intervento di ispezione – ma a profondità più modeste – sulla tenuta della tubature, vecchie ormai di 40 anni, rilevando un assottigliamento in alcuni tratti dello spessore dei tubi. Nel marzo scorso, un altro tratto di circa 50 metri era riemerso, piegandosi pericolosamente, davanti alle coste di Lazise.

PREOCCUPAZIONI erano emerse in settembre all’incontro dei sindaci della sponda bresciana nella sede della Comunità del Garda. La presidente dell’ente comprensortiale, l’onorevole Mariastella Gelmini, aveva reso noto che le ispezioni della Marina Militare avevano dato risultati non del tutto positivi: lo spessore delle tubature si era assottigliato, passando negli ultimi anni da 16 a 12 millimetri.

«ESTERNAMENTE – era stato dichiarato – non sembrano esserci problemi, ma all’interno della condotta il polietilene si è eroso, e a profondità più elevate i rischi potrebbero essere più concreti».

Che la condotta possa spezzarsi a seguito di una forte sollecitazione non è facile, perchè i materiali sono elastici: vetroresina e polietilene. Ma non è indistruttibile.

Proprio per questo motivo si sta preparando una seconda missione, non più a soli 28 metri di profondità come la precedente, ma scendendo fino a 200. Resta da decidere se andrà la Marina o un «contractor» civile.

Si tratterebbe di operazioni dagli standard di costi decisamente più elevati della precedente: «Costi destinati a lievitare – era stato sottolineato dai tecnici di Garda Uno alla riunione coi sindaci – a causa delle profondità e delle relative misure di sicurezza per il personale subacqueo della Marina incaricato».

Posto che si decida di effettuare un’accurata ispezione sui 50/60 metri a scendere fino a 200, il dato di fatto è che oggi non si sa in che condizioni siano i tubi più profondi. «In queste settimane – è la volontà di Garda Uno – stiamo facendo valutazioni per scendere con un Rov, un robot subacqueo, fino alle quote massime di profondità».

«Tre anni fa – conferma Angelo Modina che con i colleghi della Vrm, azienda di Toscolano Maderno specializzata nell’immersione tecnica, aveva monitorato la condotta – le tubature esternamente apparivano in buone condizioni. Ma per ispezionarle all’interno servono tecnologie particolari».

Il Rov che sarà utilizzato nell’eventualità di una nuova ispezione, sarà infatti dotato questa volta di speciali sensori per visionare gli spessori dei tubi.

Ma là sotto bisogna arrivarci.

Luciano Scarpetta

Fonte: bresciaoggi.it

Data di pubblicazione: Venerdi 04 Novembre 2015

Copertina: da news originale

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