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Comunità energetiche, Brescia vuole accelerare: è pronta per accendersi

 

Comunità energetiche, Brescia vuole accelerare: è pronta per accendersi
Un terzo dei comuni vuole la svolta, così come centinaia di imprese - La produzione «partecipata» soluzione che può dare solo vantaggi.

Un terzo dei Comuni bresciani aspira alla «scossa» benefica promessa dalle Comunità energetiche, candidandosi a diventare punto di riferimento di una Cer attraverso pannelli solari sui tetti di scuole, palestre e uffici o installando centraline idroelettriche. Parallelamente, sono centinaia le imprese che si stanno muovendo su questo fronte attraverso Confindustria Brescia e Apindustria Confapi Brescia.

Produrre energia rinnovabile in modo diffuso, partecipato e a chilometro zero è l'obiettivo che muove le Cer, alimentato anche dalla corsa al risparmio energetico, in cerca di soluzioni per alleggerire il caro bollette.

Le Comunità energetiche rinnovabili sono aggregazioni di enti locali, ma anche associazioni del terzo settore e cittadini che puntano a creare una rete condivisa di impianti. Il primo paese della provincia ad aver istituito una Comunità energetica è stato Rudiano, con l'obiettivo di soddisfare le necessità di tutto il territorio attraverso il modello dello scambio e dell'autoconsumo.

Ma le potenzialità della nostra provincia sono enormi: si calcola che nei prossimi anni potrebbero nascere fino a 750 Cer.

C'è chi si muove in autonomia, chi sotto l'egida di Comunità Montane o multiutility: è il caso dei 31 Comuni che gravitano attorno a Garda Uno.

Calcinato, Calvagese, Carpenedolo, Dello, Desenzano, Gardone Riviera, Gagnano, Leno, Limone, Lonato, Magasa, Manerba, Manerbio, Moniga Muscoline, Offlaga, Padenghe, Polpenazze, Pozzolengo, Prevalle, Provaglio d'Iseo, Puegnago, Roé Volciano, Salò, San Felice, Sirmione, Soiano, Tignale, Toscolano, Tremosine e Valvestino - cui si aggiungono i «non soci» Acquafredda, Bassano, Bedizzole, Isorella, Verolavecchia e i mantovani Castiglione e Guidizzolo - hanno già deliberato in Consiglio comunale la loro manifestazione di interesse.

«Garda Uno ha un'esperienza pluriennale nell'ambito delle energie rinnovabili, dell'efficientamento energetico e nel rapporto con le Amministrazioni locali - spiega il direttore operativo della multiutility Massimiliano Faini -. In questo contesto, le Cer si prefigurano come naturale prosieguo dell'intero percorso di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili avviato nel 2006».

L'obiettivo posto alla compagine di area vasta, 270 mila abitanti residenti, è quello di «creare un modello di Comunità energetica rinnovabile che si avvia con la regia dell'ente locale per poi svilupparsi con il coinvolgimento delle utenze private. Una nuova simbiosi e sinergia territoriale tra pubblico e privato - aggiunge Faini - che possa dare maggior sostenibilità economica ai servizi, riducendo la spesa corrente, e aiutare energeticamente le famiglie e le imprese, nonchè creare nuovi posti di lavoro».

Il progetto di Garda Uno è di installare 136 nuovi impianti fotovoltaici su edifici e spazi pubblici (attualmente ne esistono 261) e 5 idroelettrici che andranno ad aggiungersi ai 4 già in funzione, portando la produzione annua da 910.027 kwh a 14.464.953 a favore delle Cer.

Si muove anche la Valtrompia, dove la Comunità Montana sta gettando le basi di un progetto che punta a coinvolgere almeno una decina dei 18 Comuni della valle: «Oltre al contributo in termini di aumento di quota di produzione da fonti rinnovabili - spiega il presidente Massimo Ottelli -, le Cer rappresentano infatti un modello di produzione diffusa e partecipata di energia nel quale i cittadini superano lo steccato dell'essere solo consumatori».

L'Unione dei Comuni dell'Alta Vallecamonica sta mettendo insieme enti locali, privati, piccole e medie imprese e attività commerciali «per condividere energia e generare benefici ambientali, economici e sociali - spiega il presidente Mauro Testini -. In valle abbiamo una produzione di idroelettrico consistente, ma parallelamente funziona anche il fotovoltaico.

Privati, enti e aziende dovranno aggregarsi per dare vita ad una nuova realtà della quale faranno parte sia utilizzatori che produttori, e ognuno di loro potrà beneficiare del fatto che l'energia prodotta in loco verrà immediatamente consumata sul territorio».

Cinza Reboni

Fonte: Brescia Oggi

Data di pubblicazione: Giovedì 29 Dicembre 2022

 


 

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